coming soon .... Dall’emergenza al Design for Help

7 Aprile 2017

In un primo tempo l’esposizione per il MuDeFri, presto on line, doveva chiamarsi: Design for emergency / Design per l’emergenza”. E già si era aperto un dibattito se fosse più corretto usare il plurale, visto che ogni giorno ne vediamo spuntare una nuova di ‘emergenza’. O almeno questo è quel che passano i media... E qui salta immediatamente all’occhio un altro problema: l’abuso del termine l’ha completamente svuotato del suo significato originale. Si può ancora chiamare emergenza un fenomeno previsto, ricorrente e che ha tutte le premesse di perdurare? Pensiamo, per esempio, alla cosiddetta ‘emergenza migranti’... 

 

Tranne che in qualche caso, vi è ben poco di eccezionale, discontinuo, imprevedibile in molti dei fenomeni che oggi classifichiamo come emergenze. Parecchi di questi ci accompagneranno nella nostra quotidianità per un pezzo, sia pure con diverso impatto a seconda della latitudine in cui viviamo. A cominciare dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.  

 

Lo slittamento lessicale appena descritto, tuttavia, merita qualche ulteriore considerazione. Non è la straordinarietà a farci qualificare come emergenziale un dato evento (e a fornirci un alibi quando ci coglie impreparati), ma la complessità. Chiamiamo infatti emergenza tutto ciò che non sappiamo, riusciamo, o vogliamo governare. Quale delle tre opzioni, dipende dai punti di vista.   

 

Veniamo ora all’altro termine del titolo: design. A costo di annoiare ne ripetiamo per l’ennesima volta significato e origine etimologica: disegno, progetto [dal latino: pro avanti jacere gettare. Ciò che viene gettato davanti]. E dunque, fin dal nome, il design dichiara la propria missione: immaginare e proporre soluzioni, ‘proiettarsi’ in un futuro possibile.

 

Che derivi anche da questo la crescente popolarità della disciplina tra i non-addetti ai lavori? Intuiscono forse – anche senza troppo riflettervi – l’abilità del design nel ‘mettere ordine’, nel fare un po’ di chiarezza in questo mondo dove complessità e capacità di visione sembrano inversamente proporzionali? Crescente la prima e in via di estinzione la seconda?

 

Anche se si trattasse solo di adesione superficiale all’estetizzazione imperante qui in Occidente (francamente eccessiva) dal cibo alla banca, per dire... cari designer, qui c’è del lavoro per voi e forse anche la possibilità di far guadagnare un po’ di spazio (e investimenti) ai progetti speciali, eterodossi, o che coinvolgono utenze di nicchia, o sono troppo poco fotogenici per certe riviste patinate.

 

PAT LUGO, curator of D4H  

Bruxelles, 2016.03.30

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