“Non possiamo risolvere i problemi usando lo stesso tipo di approccio
che abbiamo utilizzato quando li abbiamo creati.”

 

[Albert Einstein, ex-rifugiato]

Probabilmente, la stragrande maggioranza di chi legge un tetto sulla testa ce l’ha eccome. Eppure oggi per milioni di persone nel mondo questo diritto di base è negato.

È un’umanità fragile, composta principalmente da donne e bambini, ci dicono le nude statistiche. Dormono in strada, in ripari improvvisati, in campi profughi spontanei, oppure organizzati. Solo in questi ultimi, secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Commission for Refugees UNHCR), oggi vivono oltre 2.6 milioni di rifugiati. Fuggono dalle guerre, dalla miseria, dai disastri naturali, spesso conseguenza di quei cambiamenti climatici a cui i paesi occidentali hanno fortemente contribuito. I senzatetto non sono un fenomeno esotico. Non sempre. Li incrociamo spesso anche nelle città occidentali dove il reddito pro-capite è assai più elevato che altrove. Capire quanti siano è difficilissimo perché la definizione stessa di ‘senzatetto’ varia da paese a paese. L’Organizzazione per loa Cooperazione e lo Sviluppo EconomicoOECD stima che in Europa nel 2014 potessero attestarsi intorno all’1% della popolazione, cioè intorno ai 4.1 milioni di persone. Negli Stati Uniti, nel 2015, si parlava di poco meno di 600.000 persone. Cifre considerevoli, ma infinitamente meno elevate dei milioni di senzatetto nelle zone di crisi in Medio Oriente e in Africa. È un’umanità che lotta ogni giorno solo per trovare un rifugio dalle intemperie, un posto dove riposarsi, mangiare, lavarsi... Spesso niente che si possa chiamare casa, dove vivere con dignità. È un fenomeno complesso, che richiede risposte urgenti. Designer e architetti possono svolgere un ruolo importante nella ricerca di soluzioni adeguate, user-centred, o ancora meglio di co-design, che coinvolgano cioé tutti i soggetti interessati, senzatetto in primis. Le proposte in campo sono molte, non sempre sufficientemente finanziate. Qui diamo conto di alcune, solo a titolo di esempio e solo per indicare diversi approcci. 

Pro.tetto
Andrea Paroli, Italia, 2012

con Federica Dal Falco (UNI Sapienza, Rome), Marcello Ziliani

in questa sezione

- Pro.tetto

- “Tentative” shelter

- Refugee Housing Unit 

- Pavimentazione per l’emergenza

- softshelter, un po' privacy

 

 

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